Quanto tempo prima è necessario comunicare le dimissioni? Ecco tutto quello che bisogna sapere per non rischiare di perdere tutto.
Le dimissioni consistono nell’atto formale tramite cui un dipendente manifesta la sua volontà di porre fine al rapporto di lavoro. Questo implica che venga seguita una procedura precisa prima di poter recedere dal contratto, che prevede il rispetto di un determinato periodo di preavviso. Nel caso in cui non ci si dovesse attenere alle regole, si rischierebbe di andare incontro ad una sanzione.
Un lavoratore dipendente ha la possibilità di lasciare la propria occupazione senza dover fornire necessariamente una giustificazione. Affinché le dimissioni siano valide, tuttavia, è necessario attenersi ad una procedura. Per prima cosa queste devono essere presentate per via telematica, come previsto dal Jobs Act del 2016, altrimenti verranno ritenute nulle.
Per evitare di incappare in sanzioni, inoltre, è fondamentale che le dimissioni vengano rassegnate con preavviso. Il termine fa riferimento al periodo di tempo che va da quando si comunica l’intenzione di concludere il rapporto di lavoro all’ultimo giorno in cui ci si dedica effettivamente alla propria attività.
Ciascun contratto collettivo indica quanti giorni di preavviso sono necessari in caso di dimissioni. Ciò può variare a seconda del ruolo ricoperto dal dipendente, della sua anzianità e del livello di inquadramento, della qualifica posseduta e della tipologia di contratto stipulato. Il medesimo periodo di tempo deve essere rispettato dal datore di lavoro qualora decidesse di procedere con il licenziamento.
Nella maggior parte dei casi, il Ccnl prevede che il periodo di preavviso vada dal primo al 16esimo giorno di ogni mese. Qualora il dipendente dovesse comunicare la sua volontà di recedere dal contratto di lavoro in un altro momento, la data del suo ultimo giorno d’impiego verrà calcolata nei giorni più vicini al periodo indicato.
Solitamente, i tempi di preavviso a cui devono attenersi i dipendenti con contratto a tempo indeterminato corrispondono alla metà di quelli che il datore di lavoro è tenuto a rispettare in caso di licenziamento. Con massimo 5 anni di anzianità e un’occupazione full-time, il preavviso è di 8 giorni.
Mentre coloro che lavorano da più di 5 anni nella medesima azienda, sempre con orario full-time, devono attendere 15 giorni prima di lasciare la propria occupazione. I dipendenti part-time con massimo 2 anni di anzianità, invece, devono attenersi ad un preavviso di 4 giorni. Infine, chi è impegnato da più di 2 anni in un lavoro part-time non può lasciare la sua occupazione prima di 8 giorni.
In ogni caso, si consiglia vivamente di consultare il proprio Ccnl in modo da potersi togliere ogni dubbio. Precisiamo che il periodo di preavviso prende in considerazione tutti i giorni del calendario (anche quelli non lavorativi). Tuttavia non si può approfittare del momento per usufruire di ferie e congedi vari, o per mettersi in malattia.
Nel caso in cui un dipendente non dovesse rispettare i giorni indicati dal Ccnl, il datore di lavoro avrà la possibilità di pretendere che gli venga riconosciuta un’indennità di mancato preavviso, equivalente alle retribuzioni spettanti al lavoratore nel periodo in cui non ha svolto la sua mansione.
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