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Economia

Chi lavora a chiamata perde la NASPI? Il numero di giorni da rispettare

Se si accetta un contratto a chiamata si perde la NaspI? I chiarimenti dell’INPS sulla questione; a determinare il tutto un fattore

Il mercato del lavoro oggi è molto diverso rispetto al passato; generalmente possiamo dire che è più instabile e che in molti casi si basa su contratti a chiamata. In un buona sostanza parliamo di un contratto di lavoro considerato flessibile, perché non continuativo; in altre parole, parliamo di un contratto di lavoro subordinato per cui chi lo accetta sa che il datore di lavoro chiamerà il lavoratore all’occorrenza, tenendo conto delle proprie esigenze e pur considerando un certo tempo di preavviso.

Il contratto a chiamata è diverso dal part-time che è continuativo, ma a sua volta può essere determinato o a tempo indeterminato. La definizione stessa di questa tipologia contrattuale di lavoro lascia intendere quanto questo sia instabile e non garantisca un reddito fisso al lavoratore. C’è da chiedersi a questo punto se durante i periodi in cui non lavora, il dipendente abbia diritto o meno agli ammortizzatori sociali. Stiamo chiaramente parlando della NaspI, l’indennità di disoccupazione che spetta ai lavoratori dipendi che hanno perso il lavoro non per loro scelta o colpa.

NaspI e contratto a chiamata, si ha diritto ma decide tutto il reddito

Nonostante i diversi cambiamenti e novità cui va di anno in anno incontro, le regole per richiedere ed ottenere la NaspI sono molto semplici; al di là del licenziamento incolpevole o abbandono per giusta causa, l’indennità va richiesta entro 68 giorni dalla cessazione del lavoro, bisogna avere almeno 13 settimane di contributi versati nei 4 anni precedenti al licenziamento (valgono anche i contributi figurati) e non bisogna superare una certa soglia di reddito.

NaspI e contratto a chiamata, si ha diritto ma decide tutto l’ISEE -casertanotizie.com

Messi insieme tutti questi requisiti il lavoratore che perde il lavoro ha diritto all’indennità. Va da sé a questo punto che anche il lavoratore con contratto a chiamata ha diritto alla NaspI, la più importante delle condizioni da rispettare in questo caso è la soglia di reddito.

Di fatto, il dipendente a chiamata per ottenere la NaspI non deve superare gli 8.500 euro di reddito l’anno. È stata la stessa INPS, in una cercolare dell’Aprile 2024, ha ricordare che l’indennità è compatibile con reddito da lavoro dipendente/subordinato non superiore a 8.500 euro e reddito da lavoro autonomo non superiore a 5.500 euro.

Si può accettare un contratto a chiamata, quindi, pur mantenendo il diritto alla NaspI. È fondamentale però comunicare all’INSP quale sia il presunto reddito derivato dalla collaborazione entro 30 giorni dalla richiesta dell’indennità. La NaspI va, infine, calcolata sulla base dei giorni in cui il soggetto non lavora.

Anna Peluso

Mi piace raccontare storie e provare ad essere testimone del tempo che siamo, così ho iniziato a scrivere sul web, lavoro che ormai faccio da 10 anni. Mi occupo di lifestyle, food, economia e cronaca.

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