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Editoriale

Fondi UE, Lavoro e Sanità, la Campania è ultima ma De Luca sogna di rimanere a Santa Lucia

Caserta (di Antonio Arricale). Il post dibattito sul congresso del PD non mi appassiona. Le cosiddette primarie, per come la penso, sono un imbroglio. Al più, mero esercizio propagandistico. Utile in vista di elezioni, che però già ci sono state e il PD le ha perse, mi pare.

La nuova segretaria del PD, Elly Schlein, è riuscita nel sorpasso, sul filo di lana, grazie ai frequentatori dei gazebo: gente che in teoria può votare tranquillamente anche altri partiti; o che è semplicemente contro a prescindere. I militanti veri, gli iscritti al PD, quelli che – al netto della tara sulla compravendita di tessere – ancora frequentano le rare sezioni ancora aperte, hanno invece votato e assegnato in stragrande maggioranza i delegati a Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna.

Dunque, la neosegretaria – che, peraltro, forse non ha nemmeno la tessera – si ritrova mezzo partito contro. E una scissione nell’aria. Un pasticcio, appunto. Fossi in lei, avrei poco di che sorridere.

E non bevetevi la storiella raccontata dai soliti giornali di sinistra: della novità, della voglia di cambiamento; o che con Bonaccini c’erano tutti i vecchi ras, ché non è vera. Dietro la Schlein non ho visto, infatti, mammolette vergini, ma Franceschini, Zingaretti, Orlando, Speranza, Boccia, Provenzano, Bettini…

Il congresso del PD, però, ci dà l’occasione di parlare di De Luca e dei suoi piani elettorali.

Con Bonaccini c’erano, infatti, soprattutto gli amministratori locali. E in Campania, su tutti, appunto il presidente della Regione (con il sindaco di Caserta al seguito). Al compagno Vincenzo – si dice – il collega Bonaccini avrebbe assicurato il disco verde – suo e del PD, in caso di vittoria, data comunque per certa – per rimuovere il limite normativo del terzo mandato. Ipotesi, dunque, che con la vittoria della Schlein – per stessa ammissione della neosegretaria – va a farsi benedire.

E meno male. Perché se è vero che il potere logora chi non ce l’ha (Andreotti dixit), il limite del terzo mandato mette, oggettivamente, cittadini e democrazia, al riparo da eventuali abusi, incrostazioni o inefficienze amministrative generate da quelli che il potere, invece, lo conservano per troppi anni. (E peccato che anche i Cinquestelle, sul punto, si siano ricreduti, ma come diceva mia nonna: “Il dolce piace a tutti).

Nel caso di De Luca, tuttavia, in fondo dispiacerà che a impedirgli di conservare la poltrona fino al 2030 sarà la legge e non, invece, il giudizio dell’elettorato. Un amministratore, infatti, andrebbe giudicato per le opere che realizza, per lo sviluppo che è capace di imprimere al territorio, per il buon governo, non per altro. E in quell’“altro” ci metto appunto che, a farla da padrona, è in genere il clientelismo ed il potere fine a sé stesso che, inevitabilmente, si impossessa dell’anima degli amministratori.

Ciò detto, prendo ad esempio la gestione di tre settori per cui boccerei senza appello l’amministrazione De Luca: lavoro, sanità e fondi europei.

Del primo, non basta un articolo di sessanta righe per constatare che, negli ultimi dieci anni, l’apertura degli innumerevoli tavoli di crisi – e ne sappiamo molto qui a Caserta – accompagnati da un incessante processo di desertificazione industriale, non sono stati mai chiusi, se non con la fabbrica e la perdita del lavoro.

Del secondo, parla per tutti l’ingente sperpero di denaro che si traduce, plasticamente, nell’aumento costante dei ticket a carico dei cittadini o nell’esenzione per le categorie più fragili limitata ad alcuni giorni del mese. Un obbrobrio.

Infine, i fondi europei. La Campania (con una capacità del 63%) è al penultimo posto tra le regioni italiane nella spesa di fondi europei. E siamo ormai alla fine dei programmi comunitari di aiuto. Peggio fa solo la Sicilia (62%). Soltanto con riferimento al Fondo per lo sviluppo regionale (Fesr) ci sono ancora ben 1,2 miliardi (!) di euro fermi nei cassetti di Bruxelles. E che difficilmente potranno essere spesi. Cui si aggiunge un 20% di 627 milioni del Fondo sociale europeo (Fse), che sempre la Campania non è riuscita a spendere.

E non si dica che così fan tutte, perché la Puglia, per esempio, è al 91%, mentre Lazio e Lombardia sono addirittura, rispettivamente, al 101 e 103%. Spendono, cioè, più di quanto ricevono.

Ecco, in questa situazione De Luca pensa ancora al terzo mandato. Meno male, allora, che è arrivata la Schlein.

Antonio Arricale

Giornalista professionista, direttore editoriale Casertanotizie.com. Socio Terra Nostra APS

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Antonio Arricale

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