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Editoriale

Turismo a Caserta tra tasse e vuoto di idee

Caserta (di Antonio Arricale). Riparliamo di turismo a Caserta, ma solo per dire: mi cadono, ci cadono le braccia. E qui – credetemi – il bastian contrario che pure alberga in me (anche se mai per partito preso) davvero non c’entra nulla. Dirò, anzi, che apprezzo non poco lo sforzo del sindaco Carlo Marino e degli assessori Emiliano Casale, Enzo Battarra e Antonio De Lucia, a vario titolo coinvolti, di porre finalmente l’argomento al centro dell’agenda politico-amministrativa della città. Ma non posso per questo esimermi dall’annotare alcune macroscopiche incongruenze.

Nei giorni scorsi a Palazzo Castropignano è stato insediato il cosiddetto Tavolo del turismo: amministratori da una parte e rappresentanti delle strutture ricettive (alberghi e B&B) e del commercio, dall’altra. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire.

Ebbene, che cosa ne è scaturito? Non un’articolata e dettagliata proposta di azione, non un decalogo per abbattere il diaframma che impedisce l’osmosi di oltre 750 mila visitatori annuali della Reggia nel tessuto economico urbano: niente. È stato partorito il solito topolino. Peggio: la tassa sul pernottamento.

Sissignori, la mera, prosaica, volgare decisione di far pagare ai turisti l’occupazione di un letto in città. In pratica, un sovra costo (da un euro e mezzo a tre) in aggiunta al normale prezzo che già il potenziale turista – ché di questo si tratta, di un turista immaginario, che vorremmo vedere in città, ma che ancora non si vede – pagherà per occupare la stanza di un B&B o di un albergo.

Ora, posto che la tassa di soggiorno è già di per sé un’aberrazione, una gabella, una specie di iva sull’iva (il turista, infatti, paga già molti sopra-prezzi per i servizi che riceve: al bar, al ristorante, al parcheggio, ai trasporti, al museo, eccetera) mi piacerebbe conoscere le motivazioni che hanno portato a istituirla.

Sono convinto, infatti, che l’ottimo Sebastiano Simone, delegato Federalberghi Confcommercio Caserta, oltre che a me, abbia spiegato anche a lorsignori, che negli otto alberghi cittadini – ragionando per grandi numeri – gli ospiti occupano in genere un letto matrimoniale dal lunedì al giovedì. E nemmeno tutto l’anno, ma solo sette mesi su dodici. Dunque, si tratta, in questi casi, di turismo d’affare, da lavoro, non certo di turismo inteso nell’accezione comune del termine. Turismo che in potenza – lo diciamo da anni – pure esiste, ma al di là di Piazza Gramsci, circoscritto cioè ai i muri del Palazzo Reale e dei cancelli del parco vanvitelliani, non in città.

E si tratta, in ogni caso, di letti che restano desolatamente vuoti nei weekend quando, appunto, l’occupazione media di ciascuna struttura alberghiera scende ad un quarto della propria capacità (intorno al 25%). Né le cose cambiano nei “Bed & breakfast”, dove peraltro le statistiche sono anche più aride. Se tale è la situazione, allora, da quale flusso l’amministrazione comunale pensa di poter ricavare le risorse (la previsione è di 600 mila euro all’anno) da destinare “a sostegno delle strutture ricettive, di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali”, come è stato comunicato, “urbi et orbi”, attraverso i giornali?

C’è qualcosa che non torna – secondo me – nei programmi e, soprattutto, nei calcoli dell’amministrazione.

Ad ogni uomo di buon senso, peraltro, appare evidente che il ragionamento che l’amministrazione avrebbe dovuto fare, al fine di attirare nuovi turisti, non avrebbe dovuto farla apparire nelle vesti di novello gabelliere (ricordate il “Chi siete? … Cosa portate? … Sì, ma quanti siete? … Un fiorino!” di Troisi?) quanto di accreditare e promuovere il comune di Caserta come luogo turistico “free tax”. Insomma, andava fatto esattamente l’opposto, come fanno per esempio i venditori d’auto che abbondano in scontistica e promozioni quando non vendono..

Peraltro, in proposito, c’è un esempio che calza a pennello, proprio di questi giorni. Per la stagione estiva 2023 la compagnia aerea Ryanair ha lanciato, infatti, su Capodichino – visto come centro internazionale di turismo – un piano di investimenti di 500 milioni di euro (150 nuovi posti di lavoro e 58 rotte). E già questo sarebbe un argomento da considerare attentamente: per capire, magari, in che modo la città di Caserta potrebbe intercettare parte di questa nuova ed attesa movimentazione di persone. Giusto per dire: qualcuno ci ha pensato a Palazzo Castropignano? L’amministrazione ha mobilitato esperti di incoming, incaricato promotori, promosso linee di collegamento diretto Capodichino-Caserta, fatto un programma per cercare di non essere tagliata fuori da questa opportunità? Non solo.

Nel comunicare il piano di investimenti il management della compagnia aerea ha aggiunto: “Ryanair vuole continuare ad investire in questa realtà, ma il Comune di Napoli deve revocare la delibera con cui ha aumentato di 2 euro la tassa sui passeggeri in partenza, un aumento che renderebbe Capodichino uno dei più costosi ed inaccessibili aeroporti italiani”.

Vorrà dire qualcosa? Meditate, gente, meditate.

Antonio Arricale

Giornalista professionista, direttore editoriale Casertanotizie.com. Socio Terra Nostra APS

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